I fichi secchi sono considerati un dolce del Salento alternativo alle tradizionali crostate o torte. È un prodotto molto diffuso e consumato nella provincia di Lecce, anche se recentemente è diminuita la gente disposta a prepararlo, nonostante la procedura sia molto semplice e di facile intuizione.

 

Scopriamo insieme come prepararli, e cosa c’è dietro questa incredibile risorsa alimentare che ci viene offerta da una delle Regioni più suggestive del nostro Paese.

Buoni e semplici da preparare

Come precedentemente annunciato, la loro preparazione non consiste in nulla di complicato, anzi risulta piuttosto semplice. Basta avere a disposizione un ripiano dove poggiare i fichi tagliati a metà. In genere, va bene qualsiasi supporto, ma è preferibile trovarsene uno che sia fatto con gli arbusti delle canne di bambù (denominato cannizzo dalla gente del posto).

Una volta sistemati, bisogna lasciarli essiccare al sole per qualche giorno, girandole di tanto in tanto per favorire l’effetto gradito del sole e permettere che l’essicazione sia più omogenea. Qui possiamo applicare una delle varianti della ricetta, mettendo tra le due metà del fico una mandorla tostata. Non ci manca che terminare di cucinarli.

Si procede all’ultimo passaggio detto comunemente frittura, anche se non si tratta propriamente di questo. Basta, infatti, mettere i fichi secchi in un forno bello caldo per un paio d’ore. Saranno pronti una volta che saranno diventati duri e completamente essiccati. Solo così questi frutti raggiungono il massimo del loro gusto e risulteranno particolarmente saporiti.

Fichi secchi: il gusto e la tradizione salentina in unico sapore

Il Salento è sempre stata una terra piena di piantagione di fichi. Quest'ultimi non hanno bisogno di particolari condizioni per crescere. Data la mole di frutti raccolti, spesso e volentieri andavano a male prima che potessero essere consumati.

Così, qualcuno ebbe la brillante idea di essiccarli per farli durare di più, scoprendone anche un sapore migliore e originale. Un tempo costituivano il maggior rifornimento di cibo da parte degli abitanti del posto, e questo favoriva anche un buon commercio con i visitatori incuriositi dal prodotto tipico salentino. Risultava un modo anche piuttosto sfizioso per fare merenda, dato che si poteva tranquillamente portarli con sé in tasca, essendo leggeri e di dimensioni abbastanza ridotte.

Nei periodi di crisi, costituiva l’alimento che ha permesso alla popolazione locale di nutrirsi senza avere particolari problemi, dato che era semplice reperire questo alimento e, data la preparazione mediante essiccazione che permetteva la conservazione a lunga durata. Inoltre, si usava portarli ai grandi forni sparsi per i diversi paesi per farli cuocere nel migliore dei modi, e in cambio di un piccolo compenso, il fornaio era disposto a cuocere insieme anche pane e altri alimenti.

Era un’attività talmente richiesta che bisognava prenotarsi, e il fornaio in questione indicava un orario e una data in cui avrebbe consegnato il cibo richiesto. Era talmente diffusa la distribuzione e l’uso di questo particolare frutto, che alcuni abitanti del luogo venivano definiti ‘mancia brufichi’ vista la frequenza con la quale raccoglievano e si nutrivano con i fichi secchi.

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