Il Ciolo a Gagliano del Capo

Il ponte che unisce i due tratti della litoranea di Santa Maria di Leuca si affaccia, quasi all'improvviso, su una lingua di mare tra due scogliere ripide. È il Fiordo del Ciolo che si presenta, dal ponte che lo sovrasta sospeso tra cielo e mare, con una vista spettacolare.

Ma lo spettacolo non è solo dall'alto, perché più ci si avvicina, grazie al sentiero serpeggiante sul costone meridionale, più affascina con le sue acque limpide. Per chi è pratico di tuffi ci si può lanciare dall'alto verso il mare, ma la scelta più prudente è scendere seguendo il sentiero.

La Grotta del Ciolo

A livello del mare si apre la Grotta del Ciolo con una sorgente di acqua dolce, che merita senz’altro una visita dedicata, come una visita dedicata merita il Fiordo.

Dopo averlo ammirato estasiati dal ponte, è preferibile arrivare a mare portando pinne e maschera, dotarsi di scarpe ben legate per affrontare le pietre del sentiero ed affidare, se si hanno bambini piccoli, la prole a qualcuno che se ne occupi, per scarpinare tra sassi e cespugli senza pensieri.

Il sentiero verso Gagliano

Meta preferita di chi ama unire trekking, mare e natura, il Ciolo di Gagliano del Capo ha un suo vissuto. Proseguendo infatti il sentiero, tra balze e improvvisati gradini e lasciando alle spalle il mare, sarà possibile ammirare grotte e insenature ricche di macchia mediterranea e specie botaniche rare tra cui le orchidee locali. Sparsi al suolo non sarà difficile riconoscere frammenti delle civiltà che vi si sono succedute sin dal Paleolitico, insieme a resti di animali imponenti, e anche fra gli uccelli non mancano specie rare, anche se gli avvistamenti del Falco della Regina si sono fatti sempre più sporadici.

I turchi e la campana

Narra una leggenda che dopo uno sbarco l'esercito Turco approfittasse del sentiero per prendere gli abitanti di Gagliano di sorpresa. Saccheggiata la città, che si era arresa senza opporre resistenza, i turchi avevano portato via anche un'enorme campana, legandola alla prua della nave. Colti però da una onda non prevista, la campana, essendo male assicurata, cadde in mare. Da allora c'è chi afferma torni a suonare ogni 24 dicembre, giorno della sua scomparsa.

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